“Ombre giapponesi” di Lafcadio Hearn: il libro che ha portato i fantasmi del Giappone in Occidente

Ombre giapponesi di Lafcadio Hearn (Adelphi): recensione del libro sugli yokai, i fantasmi giapponesi e le leggende dell’epoca Edo. Trama e curiosità.

Se ti sei mai chiesto da dove arrivano i fantasmi giapponesi che oggi ritroviamo in anime, manga e film horror, la risposta ha un nome preciso: Lafcadio Hearn. E il suo libro più celebre, Ombre giapponesi, pubblicato in Italia da Adelphi, è probabilmente il modo più affascinante per scoprirlo.

Non è un manuale di antropologia, non è un saggio accademico. È un uomo innamorato di un paese che gli ha aperto le porte, che ha scelto di raccontarcelo con gli occhi di chi lo vive dall’interno.

Chi era Lafcadio Hearn (e perché è diventato giapponese)

Lafcadio Hearn è uno di quei personaggi che sembrano usciti da un romanzo. Nato in Grecia nel 1850, cresciuto in Irlanda, vissuto tra Francia, Inghilterra e Stati Uniti, ha fatto ogni mestiere immaginabile prima di trovare la sua vocazione: correttore di bozze, fattorino, traduttore, giornalista. Amava le storie bizzarre e l’occulto, tanto da scrivere articoli con titoli come Teschi e scheletri o Cremazione violenta.

Nel 1890 arriva in Giappone, quasi per caso, con l’idea di scrivere un libro sul paese per il suo editore. Non lo lascerà più.

Si trasferisce come insegnante, sposa la figlia di un samurai, impara la lingua e si immerge a tal punto nella cultura locale che nel 1904 diventa cittadino giapponese, cambiando il proprio nome in Koizumi Yakumo. Verrà sepolto, come desiderava, in un cimitero buddista. Oggi il Giappone gli ha dedicato un museo, il Lafcadio Hearn Memorial Museum.

Fu il primo occidentale ad avere accesso al più antico santuario shintoista del paese, e scriverà una dozzina di libri in appena 14 anni, tutti dedicati al folklore, alle credenze e alle leggende giapponesi.

Di cosa parla “Ombre giapponesi”

Ombre giapponesi raccoglie trentanove racconti tra ghost stories, leggende popolari e storie fantastiche con finali a sorpresa, ambientate perlopiù nel periodo Edo (1603-1868), l’epoca d’oro delle storie di fantasmi giapponesi, molte delle quali diventarono anche spettacoli teatrali.

Il tono non è mai accademico: Hearn scrive con uno stile leggero, semplice, quasi sussurrato, come chi racconta una storia alla luce di una candela. Ed è proprio questo che rende il libro ancora oggi così godibile, anche per chi non ha mai letto nulla di letteratura giapponese classica.

Gli Yokai: gli spiriti inquieti del Giappone

Tra le pagine più affascinanti ci sono quelle dedicate agli Yokai, gli spiriti e le creature soprannaturali del folklore giapponese. Un esempio su tutti è la storia del Ragno-Folletto:

“Di giorno sembrano ragni comuni, ma di notte, quando tutto tace, diventano enormi e capaci di assumere forma umana per ingannare le persone.”

Un dettaglio che torna spesso nelle storie raccolte da Hearn: il confine sottile e labile tra il mondo reale e quello degli spiriti, tra ciò che sembra umano e ciò che non lo è più.

“La lanterna con le peonie”: la storia più celebre

Il racconto più famoso della raccolta è senza dubbio La lanterna con le peonie, ispirato a un’antica leggenda cinese e reso celebre in Giappone dall’adattamento di San’yōtei Enchō.

Protagonista è Tsuyu, “Rugiada Mattutina”, figlia di un samurai Shogun. Rimasta sola dopo la morte della madre, si innamora del giovane samurai Shinzaburo, che però sparisce spaventato dalle possibili conseguenze. Tsuyu muore di dolore, ma il suo spirito torna da lui ogni notte, annunciato dal suono degli zoccoli di legno nel buio, con in mano una lanterna decorata di peonie.

Quando il servo del giovane scopre la verità, la descrizione di Hearn si fa quasi cinematografica: il volto di una donna morta da tempo, le dita ridotte a ossa, il corpo che si dissolve in un’ombra. Un contrasto potentissimo tra ciò che l’innamorato illuso vede (giovinezza e bellezza) e ciò che vede davvero chi osserva da fuori (solo orrore).

È in questo racconto che Hearn introduce un concetto chiave del pensiero giapponese: lo spirito dei vivi è yōki, puro e positivo; quello dei morti è inki, impuro e negativo. Chi sposa un fantasma, semplicemente, non può sopravvivere.

Altri racconti da non perdere

La fonte della giovinezza: un vecchio boscaiolo scopre una sorgente magica che ringiovanisce chi ne beve. Ma la moglie, presa dall’invidia, ne berrà troppa, con un finale spiazzante e a tratti macabro.


In una tazza di tè: la storia (rimasta incompiuta, perché l’autore originale morì prima di finirla) di un uomo tormentato da un volto misterioso riflesso nella sua tazza da tè, che decide di “inghiottirne” l’anima.

Perché leggere “Ombre giapponesi” oggi

Se ami le atmosfere sospese tra realtà e leggenda, se ti incuriosiscono le storie di fantasmi da tutto il mondo, o se semplicemente vuoi capire meglio l’immaginario da cui nascono tanti elementi della cultura pop giapponese contemporanea, questo libro è un ottimo punto di partenza.

Come scrisse lo scrittore Hugo von Hofmannsthal alla morte di Hearn, lui è stato forse l’unico europeo ad aver davvero amato e conosciuto il Giappone, non con lo sguardo distaccato dello studioso, ma con il sentimento di chi ha preso parte, sul serio, alla vita interiore di quel paese.

Scheda del libro

  • Titolo: Ombre giapponesi
  • Autore: Lafcadio Hearn
  • Editore: Adelphi
  • Anno: 2018
  • Pagine: 302

vedi anche:

Jude l’oscuro

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